RIFLESSIONI IN PREPARAZIONE AL RINNOVO DEL CONSIGLIO PASTORALE

 

 

La nostra parrocchia si prepara a vivere, unitamente a tutte le parrocchie della diocesi di Padova, un grande avvenimento: il rinnovo del consiglio pastorale e del consiglio degli affari economici.

 

Perché è importante? Perché la parrocchia è una porzione di tutta la chiesa, anzi ha, nel suo piccolo, tutte le caratteristiche della chiesa universale.

 

tre parole:

 

Consiglio: un insieme di persone  che, unita mente al parroco, si consultano su  problemi della parrocchia per dare le indicazioni più inerenti alle esigenze di tutta la comunità parrocchiale in stretto collegamento con la diocesi e con il vicariato.

 

Pastorale: è una parola che ricorda l'immagine biblica del pastore, del Il' ovile e delle  pecore. L'ovile è la chiesa; il pastore è Gesù e le persone che lavorano in suo nome e collegati con lui; le pecore è l'immagine di tutti i fedeli, popolo di Dio in cammino.

 

Parrocchiale: il territorio ben definito, per noi S. Teresa, con queste persone e con le  esigenze di questa comunità.

li gruppo che farà parte del Consiglio pastorale deve rappresentare tutte le categorie di persone; perciò, per quanto possibile, verranno scelte dai membri della comunità

parrocchiale, mediante consultazioni ed elezioni.

 

In queste domeniche siamo invitati ad istruirci e capire questo organismo che riguarda la vita e le scelte pastorali di tutta la comunità parrocchiale nei prossimi 5 anni.

 

I

Il Consiglio per gli affari economici è formato da 3-4-5 persone e aiutano il parroco nell'amministrazione dei beni della parrocchia e per le scelte giuste a livello economico. I nomi di questi consiglieri vengono scelti dal parroco tenendo conto delle competenze; vengono poi nominati dal Vescovo. Il loro rapporto è con il Consiglio pastorale parrocchiale e con tutta la comunità parrocchiale. Il loro quinquennio è rinnovabile.

 

Siamo invitati tutti ad accogliere questo annuncio mettendoci nell'atteggiamento della disponibilità.

 

 

Riflessione sul Battesimo e Cresima

 

In preparazione del grande appuntamento pastorale diocesano per il rinnovo degli organismi di partecipazione ecclesiale che, come sapete, avremo la prossima primavera, a nome del consiglio pastorale parrocchiale, vorrei proporvi una breve riflèssione sul nostro essere battezzati e cresimati.

 

Scriveva 2000 anni fa San Paolo alla sua comunità di Corinto:

 'In realtà noi tutti siamo stati battezzati in in solo Spirito per formare un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti ci siamo abbeverati a un solo Spirito. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra. [... ] Voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte" (1Cor 12,13-14;27).

 

 

Così San Paolo. E se è vero che nei secoli successivi il concetto di chiesa, Corpo di Cristo, sì è di molto ristretto, considerando solamente la gerarchia piramidale del papa, vescovi e sacerdoti, è però altrettanto vero che alla :fine dello scorso secolo, sotto una forte spinta dello Spirito Santo,! il concetto ha riacquistato via via il suo iniziale e reale valore, giungendo ad una profonda revisione culminata nel grande Concilio Vaticano II.

 

 

Infatti, nella costituzione dogmatica sulla Chiesa, troviamo che "per la rigenerazione   l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare un tempio spirituale e un sacerdozio santo. [...] Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo in grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poiché l'uno e l'altro ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo" (nr. 10a- 10b)

.. '                                                                                                       .           ..

 

Inoltre nel decreto sull' apostolato dei laici, troviamo specificato che "i laici derivano il dovere e il diritto alI'apostolato dalla loro stessa unione con Cristo Capo. Infatti, inseriti nel Corpo Mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore stesso all'apostolato. [...] Dall'aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per  ogni credente il diritto e il dovere di ésercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della Chiesa." (nr. 3a - 3e).

Parole altamente profetiche per quegli  , ma che adesso però sono diventare  assolutamente attuali ai nostri giorni.

 

 Parole riprese e ulteriormente sottolineate, anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica:

 'I laici, come tutti i fedeli, in virtù del Battesimo e della Confermazione, ricevono da Pio l'incarico dell'apostolato; pertanto hanno l'obbligo e godono del diritto [...] di impegnarsi affinché il messaggio divino della salvezza sia conosciuto e accolto da tutti gli uomini e su tutta la terra; [...] Nelle comunità, la loro azione è così necessaria che, senza di essa, l' apostolato dei pastori, la maggior parte delle volte, non può raggiungere il suo pieno effetto." (nr. 900)

; .

 

."

Quindi, se vogliamo ricapitolare, riceviamo l'incarico dell'apostolato niente meno

che da Dio stesso... ne abbiamo non solo il diritto, ma l'obbligo... e senza la nostra azione, l'apostolato di don Egidio, non ha effetto pieno!

:Mamma mia quanto dobbiamo ancora impegnarci per riuscire a vivere realmente e con impegno il nostro battesimo e la nostra cresima.

pènso che il nuovo consiglio, che andremo a costituire come comunità, dovrà, come premessa fondamentale, vivere e realizzare al meglio proprio questo apostolato.

Noi del consiglio pastorale, auspichiamo che in questi mesi di preparazione, lo Spirito Santo soffi con vigore nei nostri cuori, per farci riscoprire l'autentico nostro ruolo di corresponsabilità nella chiesa, e faccia di noi dei veri e vivi tralci che portano frutto nella vigna che il Signore coltiva qui a S. Teresa.

 

11^  Relazione sulla Corresponsabilità

 

Sempre in preparazione al rinnovo degli organismi di partecipazione ecclesiale, Consiglio Pastorale e Consiglio degli Affari Economici, che avverranno la prossima primavera, oggi vorremo proporvi una breve riflessione sulla corresponsabilità che, come laici, abbiamo nella pastorale.

È vero, come abbiamo visto la settimana scorsa, che in virtù del battesimo e della cresima, siamo stati inseriti come parte di questo corpo di Cristo, che è la Chiesa.

Come conseguenza, tutti, ma proprio tutti, dal papa, ai vescovi, ai sacerdoti, ai consacrati, ma anche e specialmente tutti noi laici, siamo membri attivi e vivi dell'apostolato.

E noi laici lo siamo in virtù di un diritto, che nessuno ci: può più togliere, ma soprattutto di un dovere al quale non possiamo più rinunciare.

La domanda diventa allora: Come e dove si può manifestare e realizzare questo nostro apostolato?

Spesso, in quest'aula Eucaristica, è risuonata la voce del celebrante con una raccomandazione: "Non separate la Fede dalla Vita!" Ma ricordiamo anche la frase della lettera di S. Giacomo che diceva così: "Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede." (Giac 2,14-18)

È ovvio che, prima di tutto, è proprio nella realtà della nostra vita quotidiana che siamo chiamati a vivere la nostra fede: in casa con la nostra famiglia, nel luogo di lavoro, andando a fare la spesa, in vacanza, bevendo il cappuccino al bar ecc.: é qui, nel quotidiano, che dobbiamo realizzare le opere! Ma anche nella comunità parrocchiale dove tutti ci troviamo a vivere, e che, ricordiamoci, è a tutti gli effetti una piccola chiesa locale. E' proprio qui a S. Teresa che noi siamo chiamati a vivere il nostro apostolato.

Questa è la cosa che più di tutte abbiamo la necessità di ri-comprendere.

Il nostro apostolato lo dobbiamo vivere - non lo possiamo... lo DOBBIAMO vivere ­entrando in sintonia con l'azione del pastore che lo Spirito Santo ci ha inviato come guida. E questo si realizza principalmente nella corresponsabilità che noi abbiamo, con don Egidio, nella pastorale. Ma come realizzarla?

Tante sono le possibilità: educatori, catechisti, animatori del bar, gruppi liturgici e di carità, lettori, etc, fino a giungere alla massima corresponsabilità, che troviamo nel Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Recita l'artico 2 dello statuto: "Il consiglio pastorale parrocchiale promuove, sostiene, coordina e verifica tutta l'attività pastorale della parrocchia, al fme di suscitare la

partecipazione attiva delle varie componenti di essa nell'unica missione della Chiesa: evangelizzare, santificare e servire l'uomo nella carità."

PROMUOVERE - SOSTENERE - COORDINARE - VERIFICARE - TUTTA L'ATTIVITA ' PASTORALE... non è questa il massimo della responsabilità?

Per sintetizzare, come cristiani, battezzati e cresimati, noi abbiamo sì il compito di migliorare, con le nostre opere, la qualità della nostra vita quotidiana, ma siamo anche chiamati a migliorare la qualità della vita della nostra comunità d'appartenenza.

Per finire, noi del consiglio pastorale, auspichiamo che i componenti del nuovo Consiglio Pastorale si adoperino, a promuovere e sostenere, luoghi e momenti sempre nuovi di partecipazione comune, in piena corresponsabilità con don Egidio, nostro pastore, e in totale collaborazione e in piena armonia con la società civile, della quale noi facciamo parte e che amiamo con tutto il cuore, così come Gesù ci ha sempre insegnato ed ha, Egli per primo, praticato!