La vita di Santa Teresa di Lisieux
 

Teresa Martin nasce il 2 gennaio 1873 in una famiglia della borghesia francese, benestante, religiosa, praticante. Ultimogenita di nove figli, dei quali quattro morti in tenera età. Restano cinque sorelle: Maria, Paolina, Leonia, Celina, Teresa, molto unite al papà, in particolare dopo la morte della mamma, avvenuta quando Teresa aveva quattro anni. Paolina farà da seconda madre.

Bambina intelligente, vivace, con una sensibilità spiccata, segnata profondamente dalla perdita della madre e dall’attaccamento al padre e alla sorella Paolina, circondata dal loro affetto e premure, Teresa viene educata a una fede autentica, ma rivestita da una religiosità rigida, dominata dal timore della giustizia di Dio e dei suoi castighi; in un’atmosfera di polemica e di rivincita della cristianità contro l’ambiente culturale del libero pensiero e dei movimenti sociali e politici sorti sull’onda delle trasformazioni seguite alla passata rivoluzione francese e alla rivoluzione industriale allora in atto.

Teresa si considera un “bebè” viziato e fragile, ma in questa sua natura ipersensibile e coccolata emergono un’intelligenza lucida e una briosa memoria delle vicende. La sua sensibilità, già di per sé singolare, sfocia in uno stato prolungato di malattia (verosimilmente una nevrosi) che la porterà in pericolo di vita, in concomitanza dell’entrata in Carmelo della sorella Paolina. Tredici anni dopo l’avvenimento, vissuto drammaticamente, scrive nella sua autobiografia: Sentii che il Carmelo era il “deserto” dove il buon Dio voleva che andassi anch’io a nascondermi: lo sentii con tale forza che, nel mio cuore, non rimase alcun dubbio (...) Non era il sogno di una bambina, che si lasci trascinare, ma la certezza di una chiamata divina; volevo entrare in Carmelo non per Paolina, per riunirmi con la mamma perduta, ma per Gesù solo.

 

Teresa adolescente


A dieci anni entra in società: Tutto era festa intorno a me; io ero festeggiata, accarezzata, ammirata. Gli amici esclamavano: «Abbiamo visto partire un bebè, ritroviamo una bella ragazzina». Scrive: Confesso che quella vita aveva un incanto ai miei occhi... a dieci anni il cuore si lascia facilmente abbagliare. Sente che potrebbe seguire la via comune delle ragazze della sua città e della sua cerchia.

È il tempo della preparazione alla prima confessione e comunione. Il clima religioso della scuola di catechismo è dominato dai temi del peccato, della morte, dell’inferno, del giudizio finale. Teresa è turbata e sconvolta dagli scrupoli. In questi due anni di sofferenza viene molto aiutata dalla sorella Maria, con la quale si confida in tutto.

Teresa avverte chiaramente il contrasto tra ciò che le viene insegnato e la realtà diversa dell’incontro con Gesù. Scrive: Come fu soave il primo bacio di Gesù all’anima mia!... Fu un bacio d’amore: mi sentivo amata e dicevo a mia volta: “Vi amo, mi dono a voi per sempre!”. Non vi furono domande, lotte, sacrifici; da lungo tempo Gesù e la povera, piccola Teresa si erano guardati e si erano compresi. Quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due; Teresa era scomparsa come la goccia d’acqua sommersa nell’oceano; restava Gesù solo, egli era il padrone, il re.

In questa età persiste la sua fragilità e ipersensibilità infantile: Ero ancora una bambina che pareva non aver altra voglia se non quella degli altri...(che) si muove in una cerchia ristretta, senza trovare la via d’uscita...ancora imprigionata nelle fasce dell’infanzia.

La notte di Natale del 1886 avviene un passaggio fondamentale: Teresa, quasi repentinamente, esce dall’infanzia per entrare nell’adolescenza. In occasione dei tradizionali doni di Natale (Teresa ha tredici anni) il padre si lascia sfuggire: “Fortuna che è l’ultimo anno!”. A una crisi di pianto segue la presa di coscienza interiore: Teresa, dopo nove anni, ritrova la forza d’animo perduta alla morte della madre, una forza che doveva conservare per sempre: Da quella notte benedetta non fui più sconfitta in nessun combattimento; al contrario procedetti di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire, una corsa da gigante.

In questo tempo elabora il suo progetto di vita. Paolina e Maria sono in Carmelo, Leonia alla Visitazione. Così il papà e Celina diventano i compagni fedeli nella costruzione del suo futuro.

Teresa lo definisce il periodo più bello della sua vita. Scrive: Il mio spirito, affrancato dagli scrupoli e dalla sua

eccessiva sensibilità, si dilatò. Avevo sempre amato il bello e il grande, ma a quell’epoca predominava in me un desiderio infinito di sapere.

L’anno 1887 la vede svilupparsi sotto tutti gli aspetti. Sulle spiagge di Trouville (Normandia), in giugno, qualcuno la identifica come “l’alta inglesina” dalle lunghe trecce bionde. Scrive: Mi trovavo nell’età più pericolosa per le ragazze!

Ma la scelta di vita ora è sempre più chiara: è innamorata di Gesù, il Carmelo è il “deserto” dove incontrare e vivere con Gesù solo, e condividere con Lui l’amore per tutta l’umanità.

La regola per entrare in Carmelo dice: minimo, sedici anni. Teresa ne ha quindici. Il padre è favorevole, ma i parenti, il parroco, il vescovo, il papa Leone XIII dicono no. Teresa non si dà per vinta. La sua lucida decisione, sostenuta da una volontà di ferro, riesce a piegare gli ostacoli.

Il 9 aprile 1888 entra nel Carmelo di Lisieux. Di questo fatto scrive: Non sono venuta al Carmelo per poter vivere con le mie sorelle, ma unicamente per rispondere alla chiamata di Gesù.

 

 

 

Teresa giovane adulta


Il respiro, i pensieri, i desideri di Teresa spaziano ormai su orizzonti universali. Vive la tensione tra il desiderio di essere ovunque, in ogni luogo e in ogni situazione di vita, e il limite delle proprie capacità e dello spazio angusto del monastero, dove ha scelto di vivere: non le interessa conquistare spazi di potere e di ricchezza, ma far conoscere e accogliere l’amore di Gesù, unica via per trovare la pace autentica. Teresa avverte che, per superare questo conflitto, le vie indicate dalla spiritualità e religiosità del suo tempo sono inadeguate, e talora fuorvianti.

La Bibbia, allora fuori dall’uso comune anche negli ambienti ecclesiastici, divenne il suo libro guida. Testimonia: Talvolta quando leggo certi trattati spirituali nei quali la perfezione è presentata attraverso mille impacci, circondata da una folla di illusioni, il mio povero, piccolo spirito si affatica molto presto, e chiudo il libro sapiente che mi riempie la testa e inaridisce il cuore, e prendo la Sacra Scrittura. Allora tutto mi sembra luminoso, una sola parola dischiude alla mia anima orizzonti infiniti! La perfezione mi pare facile, vedo che è sufficiente riconoscere il proprio niente, e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del Signore.

Scopre così che Dio è amore. Dio vuole che tutte le creature si salvino, rispondendo, condividendo il suo amore. Qui Teresa trova la soluzione di essere tutta a tutti, pur dentro ai limiti suoi personali e del monastero: vivrà di amore ogni momento, ogni gesto anche il più banale, il più abitudinario della vita quotidiana. Delinea così e costruisce la “piccola via” per vivere la santità; una via alla portata di tutti, dotati o non dotati che siano.

Io ho sempre desiderato di farmi santa, ma ho sempre constatato, ahimè!, nel paragonarmi ai santi, che tra loro e me vi è la stessa differenza che esiste tra una montagna, la cui cima si perde fra le nuvole, e il granello di sabbia scura calpestato dai passanti. Ma invece di scoraggiarmi, mi sono detta: Il Signore non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili. Malgrado la mia piccolezza, io posso aspirare alla santità. Farmi grande è impossibile. Devo sopportarmi così come sono, con le mie imperfezioni; ma voglio cercare il mezzo di andarmene in paradiso per una stradina diritta, diritta, corta, corta, una stradina proprio nuova. Siamo nel secolo delle invenzioni; adesso non val più la pena di salire i gradini di una scala: presso i ricchi un ascensore la sostituisce comodamente, e io vorrei trovare un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire l’aspra scala della perfezione. Allora ho cercato nei Libri Santi l’indicazione dell’ascensore che desideravo, e ho letto: “Se qualcuno è molto piccolo, venga a me” (Proverbi 9,4). Sono dunque venuta, intuendo di aver trovato quanto cercavo; e volendo sapere, mio Dio, ciò che fareste al piccolissimo che rispondesse al vostro appello, ho continuato le mie ricerche ed ecco quanto ho trovato: “Come una madre accarezza il suo bambino, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi cullerò sulle ginocchia”(Isaia 66,12-13). Ah! Mai parole più melodiose, più tenere, vennero a rallegrare l’anima mia. Perciò non ho bisogno di crescere, occorre, al contrario, che io resti piccola, che lo divenga sempre di più. O Dio mio, voi avete superato le mie aspettative, e io voglio cantare le vostre misericordie.

Teresa percorrerà con volontà incredibile la via dell’amore anche quando a 23 anni, colpita dalla tubercolosi polmonare, tormentata da sofferenze crescenti, vivrà contemporaneamente anche la drammatica esperienza dell’assenza di Dio dall’orizzonte della sua vita. C’è un muro che si alza fino al cielo... tutto è scomparso!... Mi sembra che le tenebre, assumendo la voce dei peccatori , si burlino di me dicendomi: Tu sogni la luce, una patria olezzante dei più soavi profumi, tu sogni il possesso eterno del creatore di tutte queste meraviglie, tu credi di uscire un giorno dalle nebbie che ti avvolgono..... avanza, avanza! Rallegrati della morte, che ti darà non ciò che speri, ma una notte ancora più profonda: la notte del nulla!

Entra nella situazione drammatica di chi non crede in Dio, di chi rifiuta Dio, di chi si trova lontano da lui. Sperimenta nella sua esistenza il dramma del secolo della “modernità”. È il suo modo di partecipare all’agonia di Gesù per l’amore non corrisposto, ignorato, rifiutato. Si fa sorella dei peccatori entrando nel loro dramma. Tocca la soglia della disperazione. Dice alla priora di non lasciare medicine molto forti presso le ammalate gravi. Scrive: Sono stupita che non vi sia fra gli atei un maggior numero di persone che si dia la morte.

Conclude la sua agonia la sera del 30 settembre 1897 guardando il crocifisso che ha tra le mani ed esclamando: Oh, io l’amo....Mio Dio.... io vi amo! Muore d’amore, nell’amore di Dio!