Suore, ma con cuore e preoccupazioni di mamma

di Francesca Massarotto              

Liberamente tratto e adattato dal "Messaggero di Sant'Antonio" del settembre 2004
Della famiglia delle Salesie, le religiose fanno da genitori a ragazzine con famiglie in difficoltà. Una proposta educativa per dare un futuro altrimenti a rischio

 

Camerette luminose con poster colorati alle pareti e cuscini rosa e azzurri sui lettini; una grande cucina chiara, con adesivi sul frigorifero e una comoda poltrona dove sonnechia Simba, un gattino bianco e nero; sul terrazzo vasi di gerani rossi curati con amore. E' la casa-famiglia delle suore salesie, situata al primo piano della Casa parrocchiale di Santa Teresa, alla Guizza (...).

Qui suor Paola e suor Carlottina accolgono, accudiscono e aiutano a tempo pieno, vale a dire notte e giorno, quattro ragazzine provenienti da famiglie con problemi sociali.  Luisa (i nomi sono di fantasia) quattro anni, la sorella Maria, sei, Lucia dodici e Patrizia quattordici, sono state affidate alle suore dai servizi sociali. Ognuna di loro ha una storia i disagio e sofferenza alle spalle. Le suore fanno da mamma e papà, finché la situazione familiare non sia migliorata, e le bambine possano tornare a casa. Si alzano al mattino con loro, aiutano le più piccole a vestirsi, preparano la colazione; le accompagnano a scuola, le vanno a riprendere, pranzano e cenano insieme con loro, le aiutano nei compiti. La sera le accompagnano a letto con una carezza  la buona notte, e restano nella stessa casa a dormire. Delle ragazze, due hanno la loro cameretta mentre le sorelline dormono insieme.

Se qualcuna piange o sta male, le suore si alzano di notte, proprio come farebbe una mamma, chiamano il medico e stanno vicino alla malata finché guarisce; se c'è bisogno, accompagnano le bimbe dal dottore, dal dentista, dal parrucchiere; ma le seguono anche in piscina, agli allenamenti di pallavolo, alle festine di fine anno della scuola. Firmano le note degli insegnanti e vanno agli incontri scolastici. (...)

Non tutte, ma solo quelle che possono contare su una famiglia non a rischio, di sabato e domenica possono stre con i genitori. Le altre rimangono nella Casa o sono ospitate da famiglie dei volontari dell'Associazione Leonati che sostiene l'iniziativa.

Insomma, queste suore, votate alla vita religiosa, proprio per volere del fondatore, don Domenico Leonati, si sono ritrovate a vivere la quotidianità di una famiglia, con i problemi, le ansie e le difficoltà di ogni genitore. Come vivono questa esperienza ? Lo abbiamo chiesto a suor Paola. (...)

Suor Paola: Dopo aver chiuso, negli anni settanta, l'ultimo istituto per minori in stato di abbandono, avevamo solo scuole e pensionati per universitarie. Ma i responsabili dell'associazione Murialdo, con case famiglia per ragazzi, ci hanno chiesto di fare qualcosa per le ragazzine. In quegli anni si stava costruendo la chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino, con alcuni locali annessi: in uno di essi ci siamo insediate, il 6 settembre 1993, grazie al parroco don Egidio Munaron. Assieme a suor Sabrina abbiamo accolto le prime due piccoline, di due e quattro anni. La loro mamma aveva episodi di aggressività e non potevano vivere con lei. Il loro arrivo ha sconvolto la nostra idea di aiutare solo adolescenti. Invece, notti insonni, pappine e biberon. Una delle due non parlava proprio; con l'aiuto dei volontari e di un percorso terapeutico rivolto ai genitori, dopo un anno e mezzo son potute tornare a casa. Ora stanno bene, una di loro ha dodici anni e frequenta la prima media. Nel frattempo, qui vicino è nata la seconda Casa-famiglia che attualmente ospita due ragazze con altre due suore.

Quali le principali differenze tra la vita in istituto e quella in una Casa-famiglia ? Negli istituti i bambini sono numerosi, fanno la loro vita in gruppo e alle suore sono possibili momenti di privacy. Qui si sta con loro sempre, condividendo tutto. E' un impegno continuo. Non siamo laiche con un ideale umanitario, siamo consacrate e come tali dobbiamo vivere pur dedicate a questo tipo di missione. Quindi dobbiamo trovare i tempi per la nostra ricerca spirituale, senza i quali cisi può stancare o scoraggiare. Il che, per queste ragazze, sarebbe deleterio. Inoltre dobbiamo tener conto del fatto che le loro situazioni sono diversissime e diversi i loro bisogni. A diciotto anni se ne vanno, non perchè le mandiamo via, ma per scelta. Chi vuole, può restare. Alcune sono già uscite e vivono da sole; altre, insieme ad una giovane, che fa da sorella maggiore. Se ne vanno, a volte, piene di risentimento, giurando che non le rivedremo mai più. Ma poi tornano a dirci, per la prima volta: - grazie-.

Insorgono conflitti tra voi e le ragazze ?  Oh sì, come avviene in ogni famiglia. Si discute per le compagnie, le uscite di sera, la scuola. Ci sono difficoltà educative vere e proprie. Non possiamo dimenticare che sono ragazzine con gravi ferite, spesso abbandonate: Carla ha un fratellino adottato da piccolo, che lei non ha più visto. Anni fa, Marisa ha portato a casa un gattino abbandonato, gridando che se lo cacciavamo se ne sarebbe andata anche lei. Abbiamo capito che si era identificata con quel gatto abbandonato e l'abbiamo tenuto. Così hanno imparato a rispettre la natura e gli animali. Insomma, non possiamo rifarci ad un modello di ragazza realizzata e serena: hanno i loro problemi e dobbiamo partire da qui, educarle per evitare loro altre vie rischiose.

Per i vestiti come fate ? Si sentono diverse dalle compagne di scuola ?   Cerchiamo di fare in modo che abbiano tutto come le altre, perchè non si sentano discriminate: feste di compleanno, abiti, scarpe. Se questo le rassicura, rispettiamo i loro gusti. Patrizia voleva gli scarponi con le fibbie, quelli di moda, firmati: glieli avevo promessi e se li era meritati. Sono andata in centro con lei, in un negozio pieno di fibbie e catene. La commessa non ci voleva credere, mai una suora era entrata in quel negozio.

Chi è responsabile della gestione economica della Casa ?    La gestione della struttura è della nostra Congregazione. Riceviamo dai Comuni di provenienza dei minori una retta che comprende tutto: spese sanitarie, materiale scolastico, dentista, medico, abiti, pannoloni... Diamo alle ragazze una paghetta settimanale che usano per le merendine, le patatine, il gelato. Ma insegniamo anche a risparmiare: quelle che sono uscite avevano il libretto di risparmio, e con quello una di loro si è pagata la patente.

Come e da chi viene organizzato il progetto educativo ?   Siamo un'equipe educativa, con la supervisione di un nostro psicologo: insieme agli operatori dei servizi sociali prepariamo un progetto individuale di crescita per ogni ragazza, partendo dalla situazione d'origine. Niente viene improvvisato. L'affido del minore è reale, come prevede la Legge 149/2001 su affido e adozione: dura due anni e può essere rinnovato; viene concesso quando la situazione è al limite. I Servizi seguono l'andamento dell'affido delle ragazze , parallelamente, le loro famiglie in modo che il percorso sia omogeneo, e la famiglia venga aiutata a migliorare e a collaborare. Quando una ragazza va a casa al sabato e trova una situazione disastrosa, infatti, regredisce e bisogna ricominciare.

Quali sono i momenti più difficili ?   Quando l'aggressività di qualche ragazina, difficile da contenere, ti fa cozzare con i tuoi limiti. Sono donna consacrata, ma sono qui con tutta me stessa, dunque anche con i miei limiti: nel saper accogliere e nell'aver pazienza di aspettare risultati... che magari non arrivano. A causa della loro situazione fanno fatica a scuola e così devo accettare che i loro percorsi siano lenti, come lo sono, del resto, anche i miei. Sono suora da tanti anni, ma mi accorgo che non sono arrivat da nessuna parte, a nessun traguardo. Anch'io sono sempre in cammino.