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  Letture di domenica 5 aprile 2020

   Letture di domenica 12 aprile 2020


«Dove vuoi che prepariamo la Pasqua?» (Testo per la preghiera personale e in famiglia)


“DOVE VUOI CHE PREPARIAMO LA PASQUA?”
 Lettera dei preti e della presidenza unitaria dei consigli pastorali


Cari amici e fratelli, siamo ormai prossimi alla Pasqua e la settimana che ci sta davanti ci ripropone, in questo tempo di emergenza sanitaria, il centro e il culmine della nostra fede. Vogliamo condividere con voi e con tutte le persone che abitano il nostro quartiere, alcuni passaggi dentro i quali siamo stati costretti a muoverci per lasciarci coinvolgere, ora, da Colui che ha attraversato la morte e, vivo, continua ad accompagnare le nostre esistenze, nella certezza che la sua Presenza sarà capace di aprire strade nuove e generare storie inedite, personali e comunitarie. Siamo piombati dentro una pandemia improvvisa e silenziosa che ci ha costretti a limitare e a ridurre ogni contatto e incontro: tutto si è ridotto e lo spazio delle nostre case è diventato il nostro piccolo mondo. Le chiese, i segni e i gesti dei sacramenti sono “spariti” e siamo rimasti soli, con la nostra sete e fame di infinito, di comunione e di relazioni… e tante domande, come un vortice inarrestabile, si sono addensate nei nostri cuori e nelle nostre menti. Anche se il
mercoledì delle ceneri il nostro capo non ha ricevuto le sacre ceneri, siamo entrati dentro una quaresima dal sapore amaro della quarantena. E da lì sono iniziati e trascorsi giorni difficili e pesanti, segnati dalla conta, quasi ossessiva, dei numeri dei contagiati e dei morti. Dipendenti e diretti dalle misure dei decreti ministeriali e regionali, le nostre esistenze sono trascorse, per settimane, nell’attesa spasmodica che la curva della pandemia raggiungesse il picco per poi discendere, nella speranza così di poter riprendere la vita normale. Eppure, tanti di noi, dentro questa fatica, non si sono sentiti soli. Con occhi nuovi e con stupore, abbiamo riscoperto la verità e la concretezza di tanti valori proclamati ma non sempre adeguatamente sostenuti, come la centralità della famiglia, il valore del “tempo interiore”, la ricerca e la preziosità della preghiera, personale e condivisa con i figli, l’inestimabile dono dell’amicizia, il piacere della lettura e della cultura, e una “prossimità” possibile, anche se a “distanza”. Anche senza
saperlo, abbiamo fatta nostra e provata sulla nostra pelle la bellissima e verissima espressione di S. Agostino: “La felicità più piena sta nella possibilità di amare quello che si ha!”: la vita, la famiglia, i figli… É vero, ci è mancata la comunità cristiana, la Messa, ma la fame del pane eucaristico e della Parola di Dio siamo riusciti ad allentarla un po’ anche grazie all’adorazione e alla condivisione, sulle piattaforme digitali, che ha visto giovani e adulti incontrarsi: la Parola ci ha interrogati, sorretti, portati, dandoci un po’ di consolazione e di speranza perché la paura e la solitudine non avessero il sopravvento. Momenti semplici ma veri: i volti e la voce degli amici sono stati come balsamo profumato che curava le nostre ferite esistenziali. Ci siamo sentiti in comunione con tutta l’umanità tanto che la preghiera del Padre Nostro e la Benedizione “Urbi et Orbi” di papa Francesco, abbattendo invisibili ma concreti muri e recinti, ci ha fatto sentire tutti fratelli, dentro “la stessa barca”, abbracciati da un unico destino. E abbiamo avvertito, guardando il Crocifisso, lo spessore e la …
bellezza delle parole che il papa ha pronunciato: “Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e a sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che ci libera dalla paura e dà speranza”. Noi preti abbiamo celebrato la messa tutti i giorni davanti allo stesso Crocifisso: l’assenza fisica dei fedeli non ci ha impedito di sentirvi presenti e nello sguardo di Lui abbiamo incrociato i vostri sguardi. Abbiamo ritrovato, ammirati, un “popolo” di giovani, uomini e donne che a partire dai medici, infermieri, personale ausiliario, forze dell’ordine e tanti, tanti volontari, hanno dato e stanno dando il meglio di sé nel curare e sostenere chi è stato colpito dal veleno del virus e nel rispondere, in mille modi, anche ai nostri bisogni primari. Quante lacrime e quanto dolore abbiamo provato di fronte a vite, che, piene di anni e di saggezza, ci hanno lasciato, nella solitudine e nel silenzio: improvvisamente siamo diventati amici e parenti di quanti piangevano i loro cari scomparsi. Porteremo sempre con noi le immagini della lunga fila di camion militari carichi di bare e le residenze degli anziani trasformate in camere mortuarie. In questo mese siamo cresciuti anche noi nel dolore e la statura della nostra anima e del nostro spirito ora hanno una consistenza maggiore. Questi passaggi e molti altri, segreti e per questo ancora più veri, ci hanno fatto attraversare la quaresima: ora ci stanno davanti i “giorni santi” e ascolteremo e accoglieremo l’annuncio, sempre nuovo e reale, della Resurrezione del Signore. Facciamo nostra allora la stessa domanda che i discepoli, rivolsero a Gesù: “Dove vuoi che prepariamo la Pasqua?”: viviamo la “grande Settimana Santa” con gratitudine e riconoscenza, con tutto il peso e le fatiche di questo tempo interminabile. Dove vuoi che prepariamo la Pasqua? - Prima di tutto dentro al nostro cuore: lo abbiamo riscoperto e ritrovato, interrogato e ascoltato mille volte. Come fece il giovane re Salomone che, in risposta all’invito rivoltogli da Dio di chiedergli qualunque cosa, dice: “Donami, Signore, un cuore capace di ascolto” (1Re 3,9) anche noi chiediamo un cuore capace di ascolto… anche se ora ci troviamo fragili e provati, lo Spirito del Signore Risorto ci darà “un cuore nuovo”, capace di speranza, di amore, di comunione e così ci scopriremo diversi e un po’ migliori. Tutta l’esistenza di Gesù ha palpitato e si è pienamente realizzata, fino a dare la vita per amore, perché mossa da un cuore generoso, accogliente, attento al Padre, nella preghiera e attento ai fratelli nella carità e nella solidarietà! Dove vuoi che prepariamo la Pasqua? - Prepariamola nella nostra famiglia e nella nostra casa: creiamo “l’angolo bello” per la preghiera e l’incontro. I cristiani ortodossi chiamano “angolo bello” lo spazio dove in casa collocano una o più icone, una lampada votiva e dei fiori. Nella nostra casa, in un luogo anche piccolo, ma curato, possiamo mettere alcuni segni: il libro dei Vangeli, il Crocifisso, una candela, dei fiori, un ramoscello d’ulivo, una cassettina per la carità da donare alle nostre missioni. Questo “angolo bello” può diventare il luogo della preghiera e lo spazio dove porre alcuni gesti di comunione con quanto la Chiesa ci propone nei giorni santi. Dove vuoi che prepariamo la Pasqua? - La prepariamo coltivando e facendo crescere i desideri belli, buoni e veri, nostri e di tutti. Anche se ci preoccupano seriamente le conseguenze di questo “periodo tragico” sia dal punto di vista economico-finanziario sia per il crollo degli equilibri politici e per la distruzione della ricchezza, noi vogliamo anzi, desideriamo, che lo Spirito del Risorto ci conduca su strade nuove e inedite che con coraggio portano alla realizzazione del suo Regno: Padre, venga il tuo Regno. La Pasqua ci doni di essere più umani così da sentirci dentro un unico destino con tutta l’umanità, più fratelli e solidali con tutti. I ritmi della vita, del lavoro, del tempo e le nostre libertà non saranno, molto probabilmente, più come prima: come comunità cristiane, come uomini e donne “risorti”
usciremo anche noi dai nostri “sepolcri” per pensare e vivere la vita come S. Madre Teresa di Calcutta ci ha insegnato, declinandola dentro molte possibilità: “La vita è un’opportunità, coglila. (…) A tutte le vostre famiglie, ai ragazzi, ai giovani, agli anziani e in particolare agli ammalati e a chi vive con più sofferenza questo tempo di emergenza sanitaria, i nostri più veri e fraterni auguri di una santa Pasqua, nell’attesa di poterci di nuovo incontrare e abbracciare.